22/06/10

Notte al chiosco

Fece una battuta e tutti risero.
Tutti meno che me. Erano le solite cazzate trite e ritrite che si portavano avanti ormai da anni.
Finii la birra e mi alzai dal tavolo. Non mi interessava sapere come si scopavano le loro donne.
"Stappami questa birra, per piacere."
"No, non posso."
"Perchè?"
"Quella non è una delle nostre birre."
"Infatti è una delle mie."
"Non potresti nemmeno stare qui con quella!"
"Stappala e me ne vado."
"No."
"Beh, allora fottiti, cesso."
La zoccola cominciò a strillare. Si avvicinò quello che doveva essere il buttafuori. Alto e robusto, sembrava un cazzo di mastrolindo.
"Qual'è il problema?"
"Questo stronzetto pretende che gli stappi una birra che non gli abbiamo venduto noi!"
"E stappagliela no? E poi cazzo urli, rincoglionita."
"Ma la birra non è del locale! E mi ha anche insultato!"
"Ha fatto bene."
La rincoglionita stappò rassegnata la birra, feci un sorso e mi voltai verso i miei amici.
Erano sempre lì, sul tavolo, a ridere e scherzare su qualcosa che non avrei voluto sentire.
A prendersi per il culo a vicenda.
A cercare di ostentare la prorpia diversità a un mondo che non se ne accorgeva.
E tutto questo, a loro, pareva stargli bene.
Decisi di andarmene da solo. Uscii dal locale e mi incamminai sul lungomare.
Ero quasi sicuro che nessuno si fosse accorto della mia mancanza.
Bevvi un altro sorso e guardai l'orologio. Erano le circa le due, verso le cinque sarei riuscito ad essere a casa.

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